Da Petra Klabouchová un giallo appassionante che racconta le vicende travagliate di una terra di confine tra Repubblica Ceca e Germania, passata dal Reich alla Repubblica Socialista Cecoslovacca
Un giallo appassionante che racconta le vicende travagliate di una terra di confine tra Repubblica Ceca e Germania, passata dal Reich alla Repubblica Socialista Cecoslovacca, prima di sperimentare le contraddizioni del presente.
Sinossi Il vero protagonista del libro è la Šumava, ovvero la Selva Boema, terra di montagne e foreste al confine tra la Repubblica Ceca e la Germania, un mondo ristretto che nasconde odi atavici tra cechi e tedeschi (espulsi dopo la Seconda guerra mondiale) e segreti inquietanti. Il villaggio di Františkov, quattro case e uno squallido bar, è sconvolto da un delitto spaventoso. La notizia diventa un grasso boccone per i giornali scandalistici, ma soprattutto rappresenta un’opportunità per il commissario incaricato delle indagini, che spera di risolvere il caso e riabilitarsi da un passato errore. A ogni nuovo sviluppo delle indagini, emergono però prepotenti le vicende del passato: il campo di concentramento mai trovato alle sorgenti della Moldava, dove venivano tenuti i prigionieri russi, il mistero della fabbrica segreta di Hitler costruita nei sotterranei della montagna Stolová Hora, dove si pensava fosse custodito il tesoro nazista, che conteneva parti della Camera d’ambra sottratta dal Palazzo di Caterina di Russia. Quando infine la storia sembra trovare una soluzione con l’arresto di un uomo del luogo, afflitto da un devastante disturbo psichiatrico e dall’ossessione per ciò che si nasconde alle sorgenti della Moldava, una serie di clamorosi colpi di scena porteranno a una conclusione ben diversa.
È già una mezz’ora che tira calci alla neve indurita accanto al segnale di sosta vietata. Il cumulo di neve gli arriva fino al mento. I doposcì azzurri ereditati dal fratello sono zuppi. Sente i calzettoni bagnati. Completamente gelati. Le piccole dita infantili sembrano trafitte da un migliaio di spilli. Il gelo si insinua sotto le unghie delle mani e dei piedi. Tornerebbe volentieri a casa, al caldo. Alza gli occhi al casermone di fronte. A una finestra illuminata del terzo piano. No, ancora non può. Continuano a urlarsi contro. Si sentono fin quaggiù. “Litigano di nuovo, eh, Luky?” Il piccolo si gira spaventato. Ormai è quasi buio e, da quando lo scorso Capodanno qualcuno li ha presi a fucilate, gli unici due lampioni della piazza sono fuori uso. Per questo Lukášek non l’aveva notato. Tibor Cigán. Sul nome Tibor non ci piove, quanto al cognome non è sicuramente Cigán, “zingaro”, però lo chiamano tutti così. Dicono che sia stato dentro un bel po’. Cinque anni di carcere duro: puttane e droga. Almeno stando alla gente del paese.
Petra Klabouchová Le sorgenti della Moldava (2021), che ha riscosso molto successo in patria, ha pubblicato il romanzo La parete est (2023) e l’horror Ignis fatuus (2024), nonché alcuni libri per bambini. All’attività di giornalista e scrittrice affianca quella di manager di gruppi rock, dividendosi tra l’Italia, gli Stati Uniti e la Repubblica Ceca.